APPENDIX |
|
LUOGHI COMUNI di Valerio Deho' Strano mettere insieme due forme quasi antitetiche di paesaggio oppur di trovare un rapporto tra una tradizione e un passaggio verso forme nuove di guardare il mondo. E’ anche chiaro che le cose vivono in eterno divenire, non stanno ferme perché mutano con lo sguardo che le accoglie. E poi un trentenne oggi vede cose che prima non si guardavano, che non avevano ancora la dignità di soggiogare uno sguardo, di tenerlo legato l’eternità di un pensiero. Ma soprattutto Frisoni si inserisce a pieno titolo in quel movimento di pittura giovanile (per età non certo per qualità), che indaga sui luoghi meno appariscenti del vivere quotidiano, verso quei non luoghi teorizzati da Marc Augè che sono i luoghi poi più vissuti intensamente dalla gente come le strade, le hall dei grandi edifici pubblici, aeroporti, stazioni, ecc. Una pittura che mette in scena la Nuova Realtà in espansione che passa indifferentemente dalla rappresentazione rivissuta di soggetti tradizionali allo svelamento di quelle fessure nel vivere quotidiano in cui si annunciano le cose a venire. Questo è l’aspetto interessante di un’arte, anzi della pittura tout court, che si pone sempre al servizio della conoscenza e della rivelazione del nuovo. In questo ambito i paesaggi urbani colgono gente di passaggio attraverso i luoghi del transito, nei momenti di spostamento da un luogo all’altro del territorio: luoghi che sono meno transitori di quello che a tutta prima si potrebbe credere. Questi sono fissati dall’artista in momenti coinvolgenti, con una certa distaccata professionalità da reportages fotografico, ma sempre con la passionalità e l’energia del gesto pittorico. Le strade bagnate, il senso on the road dello scorrere dell’esistenza però non ha nulla di epico, ma anche ha qualcosa di domestico che scalda e conforta. In fondo a queste scene assistiamo tutti i giorni, la differenza è che non siamo abituati a vederli sulla tela. Probabilmente la vera sorpresa è che Frisoni non punta alla medializzazione dell’immagine, cioè non ne fà il supporto di un procedimento elettronico; tela, colori e spatola sono sufficienti per creare atmosfere che mescolano certi paesaggi urbani che hanno in Hopper il maestro riconosciuto e inarrivabile, mentre contengono quel qualcosa di cinematografico a cui ormai siamo abituati dalla Nouvelle Vague e Wenders. Credo che ci sia molto cinema dietro le forti e ampie spatolate del pittore, ma si tratta di qualcosa che forse non è nemmeno conscio: è solo l’immaginario che ci portiamo dentro. Allora ci accorgiamo che gli asfalti bagnati hanno una poeticità che forse già conoscevamo senza esserne pienamente coscienti. Le strade della celluloide al cinema, e può essere solo una coincidenza, sono sempre accuratamente bagnate perché fanno risaltare i colori, riflettono le luci, creano quella magia che scalda la vita. Esattamente ciò di cui abbiamo bisogno. Inoltre quel tanto che vi è di artificiale in queste atmosfere viene recuperato dalla loro parallela familiarità dall’essere comunque dei soggetti. Il quotidiano è fondamentale nella pittura di Davide Frisoni perché lui dipinge ciò che vede e che sente, ciò che in altri termini sente che gli appartenga. Gli altri paesaggi, quelli certamente più tradizionali in cui un’imbiancata alle colline romagnole le fanno assomigliare alle increspature del paesaggio di Pontoise o di Louvecienne tanto celebrate degli impressionisti, servono in questo a creare un apparente contrasto. Ma alla fine fanno parte dello stesso mondo dell’artista, come il porto di Rimini, come un tramonto violaceo che fa virare tutta l’immagine verso un sogno adriatico perfino alla nostra portata. Tutto gira attorno al quotidiano, al nuovo quotidiano, in cui l’artista vive e vede. Proprio la tradizionalità deliberata della sua arte diventa la cartina al tornasole per verificare come lo sguardo della contemporaneità possa trovare rispondenza nell’arte anche e soprattutto attraverso l’uso delle tecniche meno hi tech possibile. I luoghi comuni dell’artista sono questi, sono i sintomi di un vivere che è legato a relazioni forti. Tutto non può sfuggire, niente può allontanarsi dalla visione che l’artista propone del proprio mondo. Si tratta ancora una volta di proporre la novità dell’ovvio, di far attraversare alla pittura lo spazio del consueto per restituircelo straordinario e mai visto. Questo il gioco e vale certo la candela perché alla fine ciò che riesce a globalizzare l’arte è soltanto la sua comunicazione immediata, il fatto di diventare veicolo di se stessa, di non doversi arrestare davanti agli imperativi delle mode e delle tendenze. Paesaggi urbani e paesaggi naturali sono in questa mostra i poli di uno sguardo che ha lo strabismo e la semplicità della non avanguardia. La novità in questo momento artistico e che non vi sono novità. Anzi la novità consiste nel cercare la spontaneità e quel tanto di verità che appartiene agli artisti che dipingono ciò che vogliono e ciò che credono. Per questo tutto appartiene e si tiene, perché è l’artista che riunisce nella sua personalità e nel suo sguardo le varie realtà che lo circondano e che decide di dare cittadinanza in pittura. Possiamo dire che la pittura di Davide Frisoni è l’unità di misura di una tradizione che descrive la vita moderna. Lo sappiamo da Baudelaire in avanti che la modernità coincide con la moda e a metà dell’Ottocento bisognava dare dignità alle cose che ancora non avevano cittadinanza artistica come gli oggetti borghesi, gli interni comuni, le persone di tutti i giorni, le strade affollate di gente comune. La modernità, anzi la nostra post modernità è fatta invece di mille sopravvivenze e di altrettante convivenze. Il tempo con la sua pesante e scomoda eredità, si rovescia nel presente, in questo splendido e unico presente che ci appartiene con il nome di vita. Alla pittura chiediamo quell’attestato di eternità che ci conforti sul tempo e sul suo divenire senza di noi. Questi luoghi comuni ci appartengono, teniamoli stretti come testimonianze e frammenti di un mondo che fa parte di noi, sempre e comunque. Anche se lo conosciamo attraverso un dipinto. |
|
Copyright per le immagini Davide Frisoni e aventi diritto |
|